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Il fascino verde smeraldo del Vietnam

Il fascino verde smeraldo del Vietnam

Un dipinto ad acquerello, che con tutto il suo portento riuscirà a penetrare i vostri occhi e a rubare la vostra anima. Noto per le tristi vicende storiche, oggi finalmente si propone con un’immagine decisamente più serena in un viaggio che culla l’anima e l’accompagna in un percorso di rinnovamento e rigenerazione, alla ricerca di sentieri nascosti e custoditi con cura da una popolazione affascinante ed ospitale.

Semplici e genuini, i vietnamiti, vi accoglieranno e stupiranno con la loro gentilezza ed umiltà. E soprattutto nella serenità dei luoghi lontani dalla folla turistica, sapranno donarvi il valore più intimo e prezioso di questo strepitoso viaggio.

Ecco a voi Hanoi, per iniziare, che incanta col vivace quartiere vecchio, dalle caratteristiche “tube houses”, il mercato colorato dove venditori ambulanti dei tipici “cappelli a cono” si mescolano a persone intente a sorseggiare una bia hoi (birra locale) nei tanti locali della città vecchia.

A piedi ed in bicicletta per scoprire gli affascinanti percorsi nel Vietnam settentrionale. Tutto il distretto di Moc Chau, totalmente fuori dai classici percorsi turistici, ricco di bellezze naturali vi consentirà di entrare in contatto con realtà locali.

Penetrando nel cuore della vallata, tra sentieri poco battuti, quasi nascosti dalla vegetazione, si possono incontrare popolazioni di etnia Thai, Moung e H’mong. Tra risaie e picchi calcarei, donne con abiti colorati che stendono i panni al sole e bambini che corrono in bicicletta. Sorseggiare un buon tè con una famiglia locale in una delle piccole abitazioni caratteristiche è una delle possibilità offerte da questo itinerario, che vi resterà nel cuore a lungo, molto a lungo.

Se Hanoi è considerato il cuore del Vietnam, il lago Hoan Kiem è considerato il cuore di Hanoi. E qui galleggia una leggenda straordinaria: la leggenda della spada restituita.

Al tempo in cui in Viet Nam regnava la dinastia cinese Ming, il popolo viveva in condizioni di povertà. Nella provincia di Thanh Hoa, vi fu una rivolta, guidata da Le Loi; il popolo era mal armato e la rivolta fu presto sedata dall’esercito.
Ma, Lac Long Quan, Imperatore del Regno delle Acque, decise di correre in soccorso dei rivoltosi. Così, un in chiaro mattino, il giovane pescatore Le Thanh, certo di avere catturato all’amo un grosso pesce, si ritrovò fra le mani una pesante spada di ferraglia. Era un segno evidente: il pescatore, si unì alla rivolta e offrì la spada a Le Loi, che dal momento in cui la brandì, non conobbe più sconfitte e portò il popolo alla vittoria, divenendo il re del   .
Il nuovo re trascorreva le sue giornate nella capitale; un giorno, mentre con la sua giunca ornata di draghi e fenici, pescava nel lago Hoan Kiem, l’occhio azzurro di Ha Noi, vide, dinnanzi alla prua della sua barca, una tartaruga che gli si rivolse con voce umana: ”Amico Le Loi, Signore del Viet Nam – disse – il mio Maestro, Lac Long Quan, Imperatore delle Acque, ti prega di restituirgli la spada magica; ora tu non hai più bisogno di questo regalo poiché l’ordine e la pace regnano oramai sovrani nel nostro paese.”. Il re restituì la spada, intuendo così chi aveva aiutato il popolo del Viet Nam a trovare l’indipendenza… Ancora oggi, dalle sponde del lago Hoan Kiem, capannelli di Vietnamiti, scrutano il Lago, al tramonto, temendo di scorgere, fra le tante tartarughe che popolano quelle acque azzurre e vengono a rendere omaggio ai visitatori, una corazza armata di spada. Sarebbe il segno di una nuova guerra e di guerra, i Vietnamiti non vogliono più sentir parlare. Questi sono tempi di pace, benessere e felicità.

Halong Bay, letteralmente “dove il drago scende in mare”, è a poche ore di distanza da Hanoi, capitale del Vietnam. Nella baia di Ha Long ci sono più di 2,000 isole coperte di L’Unesco ha incluso sedici anni fa nel World Heritage Fund la Baia di Halong. Sono circa duemila isole del Golfo del Tonchinovegetazione tropicale, cosparse da grotte scolpite dall’erosione naturale. La leggenda voleva che fossero state create da un drago gigantesco. Inabissandosi nell’acqua, il mostro alato avrebbe fatto emergere le isole a colpi di coda.

Una delle meraviglie dell’arcipelago sono le grotte, se ne trovano in ogni isola. La più spettacolare è quella di Hang Dau Go, la Grotta dei Pali, chiamata così perché il generale Tran Hung Dao, nel XIII secolo, durante una delle ripetute invasioni cinesi, raccolse qui migliaia di pali di bambù per contrastare dal mare gli invasori. La grotta è composta di tre grandi ambienti con stalattiti e stalagmiti.

Una vista spettacolare si gode dalla sommità dell’isola di Dao Titop; da qui, in controluce, l’arcipelago sembra senza fine, le isole visibili a perdita d’occhio assomigliano, piatte e scure, ad una scenografia teatrale; le loro forme, spesso bizzarre, spiegano molti dei nomi attribuiti dalla tradizione popolare: alcune sono state chiamate “cane”, altre “gatto”, altre “gallina” (due isolette sono state battezzate “galline che si baciano”). Altre hanno nomi di barche da pesca perché ne ricordano la forma.
Halong Bay non è popolata solo di turisti, esistono anche abitanti veri in sette villaggi di pescatori, costruiti su piattaforme galleggianti. Sulle zattere ci sono case con tanto di numero civico e antenna televisiva, scuole elementari, ambulatori, piccoli templi e mercati di frutta e verdura. I piccolissimi centri abitati – in complesso i residenti sono in totale un migliaio – si spostano a seconda delle stagioni per evitare i monsoni. L’isola dell’arcipelago cara alla storia recente del Vietnam è quella di Dao Tuan Chau: abitata, con qualche strada, è l’unica collegata alla terraferma da un ponte; qui venne dal 1959 a passare qualche estate Ho Chi Minh, padre della patria. E tra gli sport da praticare nell’arcipelago, oltre al nuoto nelle spiagge, c’è il kayak che, con le imbarcazioni affittate negli alberghi galleggianti, permette di vedere da vicino le singole isole.

Altra occasione di incanto ed emozione pura è il maestoso delta di Mekong.

 

Maestoso quanto il mare, solcarlo, guardare le sue acque, esplorare i sinuosi canali anche quando il cielo diventa di piombo e una improvvisa pioggia torrenziale inonda la barca e bagna tutti dalla testa ai piedi, malgrado la copertura, rivelatasi inutile. Strabiliante. Il colore del Mekong, decisamente giallo ocra, diventato ancora più cupo, resta unico e superbo. Non potrebbe essere altrimenti. Sul Mekong, tutte le mattine prende vita il mercato galleggiante di Cai Rang, nei pressi di Can Tho. Qui si vende all’ingrosso frutta e verdura ed è uno spettacolo genuino vedere la grandi barche cariche di ogni tipo di mercanzia circondate da migliaia di barchini che rivenderanno poi i prodotti al minuto. Un business vero per chi compra e vende e non solo uno spettacolo a beneficio dei turisti ai quali viene comunque offerto di acquistare cibo, bevande e souvenir. Il Mekong è una risorsa per i vietnamiti e non solo perché sul fiume si svolge un pezzo della loro vita come per coloro che abitano sulle sue sponde, ma perché è meta indiscussa per tutti i turisti. Il fiume dei 9 dragoni, come il numero dei bracci in cui si divide il delta, nasce nel Tibet ed è lungo quasi 5.000 km. Bagna Cina, Myanmar, Laos, Thailandia e Cambogia. Non ci sono dragoni all’orizzonte, ma solo uno struggente fascino. La popolazione è cordiale, apparentemente serena. I giovani, sfrecciano sui motorini, per lo più di fabbricazione coreana, ma non mancano le Vespe considerate più prestigiose.

E poi c’è Ho Chi Minh City, il Vietnam nella sua forma più vorticosa: una metropoli asiatica energica e vitale che si estende lungo il fiume Saigon. Conosciuta precedentemente come Saigon, oggi Ho Chi Minh City è una grande città capace di offrire innumerevoli attrazioni: hotel economici o lussuosi, eleganti ristoranti, mercati movimentati, vicoli senza tempo impregnati dagli odori di incenso dei templi, centri commerciali inseriti in altissimi grattacieli. Ho Chi Minh City è la perfetta fusione tra il moderno e l’antico.

E’ la zona dei viaggiatori con lo zaino in spalle, quella più vivace e chiassosa con una infilata di mercati, locali per expat, turisti con l’aria di chi sta subendo l’umidità e il caldo e bar di ogni genere. Per questo anche se Ho Chi Minh è una città tranquilla, qui fate un po’ attenzione. Il traffico per di più è terribile con la strada perennemente invasa da mezzi a quattro o due ruote. Tutti suonano il clacson e tutti trasportano più persone e merci possibili.  La sera i turisti e locali si trovano fianco a fianco per divertirsi nei molti bar e nei club di Bui Vien. Tutti qui bevono pinte di birra locale: costa poco – meno di 50 centesimi – e non è affatto male. Per quando viene più tardi nella stessa strada si trovano anche alcune discoteche. Se volete un tocco di modernità e di glamour puntate verso il Chill Skybar: è uno dei più popolari locali notturni della città e si trova al venticinquesimo piano del Palazzo Nuovo Mondo. Qui si trovano i giovani e ricchi più attenti alle mode e allo stile. Quindi evitate le infradito o i pantaloni corti: non vi farebbero entrare. Dopo una notte di divertimenti passate ad una giornata più tranquilla. E spirituale. E dedicatevi a visitare templi e pagode. Ho Chi Minh offre una buona scelta di luoghi di culto dove restare a riflettere o semplicemente a seguire il delicato balletto dei fedeli che vengono ad accendere incenso e pregare.

Dalat invece è l’alter-ego del Vietnam: un clima sempre fresco, un paesaggio disseminato da eleganti ville coloniali francesi, piuttosto che dall’architettura socialista, e campi di fragole e fiori, invece che riso. La città di Dalat è la località di vacanza preferita dai turisti locali in cerca di freschezza per sfuggire alla calura delle grandi città. E proprio a tale scopo, il suggerimento è quello di recarvi in una delle sue cascate naturali più spettacolari e rigeneranti: Pongour Waterfull. I monaci la prediligono nelle loro passeggiate di meditazione, date uno sguardo alla prossima foto, vi verrà una voglia incredibile di raggiungerli in questa sublime esperienza rigenerativa!

Concludo questa carrellata di meraviglie assolute e decisamente imperdibili, con una chicca strabiliante: il fantasmagorico ponte Cau Vang, famoso come Golden Bridge, sospeso tra le affascinanti montagne del Vietnam. Una passerella abbastanza larga permette a più persone di passeggiarci comodamente sopra, ammirando la vista mozzafiato sul paesaggio circostante. Tutto intorno le incantevoli colline verdi Ba Na, una rinomata località di vacanza che fu fondata dai francesi nel 1919 e che si trova a 1.400 metri di altitudine, sulla catena montuosa Annamita, che attraversa Laos, Cambogia e Vietnam.

Beh, potrei continuare ancora a lungo, e non basta certo un articolo a raccontarvi l’anima di questa località unica al mondo.

Vorrò tornare presto a parlarvi del magico e smeraldo Vietnam, al momento spero vi basti per prenotare il prossimo aereo, per il paradiso smeraldo😊.

 

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